Luna, tra Italia ed estero: la Globetrotter del volley!

Luna, 30 anni, “globetrotter” del volley di professione e quella linguetta di fuori che la contraddistingue da sempre. La prima protagonista che vogliamo raccontarvi in queste “Infinity Stories” è proprio lei, uno dei liberi più forti del panorama pallavolistico femminile italiano: Luna Carocci, attuale libero del RC Cannes, squadra militante nella massima serie francese. Ma chi è Luna Carocci? Ecco… per farvela conoscere meglio, se ancora ce ne fosse bisogno, le abbiamo chiesto di raccontarsi, in una sorta di auto-presentazione, come se, insomma, non sapessimo proprio niente di lei: Luna è una ragazza sicuramente solare e sorridente, ma anche molto perfezionista. Essendo l’individuo umano imperfetto per definizione, questo a volte può farla soffrire, poiché pretende molto da sé stessa. Gioca a pallavolo da quando aveva 8 anni ed oggi, all’età di 30 anni, sono ormai 22 anni di carriera che l’hanno portata ad uscire di casa e approdare al Club Italia a soli 16 anni, ovviamente sempre supportata dalla famiglia: dalla madre, dal padre e dal nonno”.


Una grande carriera quella che fin qui ha costruito: 2 Stagioni in serie A2 e 7 in serie A1 qui, in Italia, arrivando a conquistare una finale scudetto e una Supercoppa Italiana con Piacenza e altre 4 stagioni all’estero: “ Ho giocato una stagione in Azerbaijan, a Baku, quando avevo 24 anni – racconta – e poi altre tre stagioni di fila all’estero: una in Romania, una in Germania, dove ho vinto Supercoppa e Scudetto nel 2018, e l’ultima, tutt’ora in corso, in Francia, ovviamente per provare a ripetere le vittorie dello scorso anno”.
Ma Luna non è solo pallavolo; è anche una ragazza dalle tante sfaccettature e dalle mille esperienze, amante delle lingue locali e della pallavolo con tanti progetti per il futuro: “Ho tanti sogni nel cassetto; sia a livello pallavolistico che per il post-carriera, quando deciderò di smettere di giocare, tra cui c’è, assolutamente, l’avere una famiglia insieme al mio fidanzato con cui sto da ormai 4 anni e mezzo”.  

La pallavolo, per questa ragazza non è solo una passione… ma anche una necessità: “Da bambina ero super iperattiva, allegra e avevo sempre voglia di muovermi. Ho fatto un anno di nuoto, ma non era sicuramente una passione pur adorando l’acqua (sono anche di un segno d’acqua – dice – il cancro, essendo nata il 10 luglio). Ho provato poi con la danza ritmica e, successivamente, mi sono innamorata del basket, ma purtroppo la società per la quale giocavo chiuse. Alla fine ho provato la pallavolo – spinta forse anche dalla forte passione della madre, palleggiatrice che ha raggiunto la serie B2 prima di interrompere la sua carriera per dedicarsi a famiglia e lavoro – di cui mi sono innamorata, un po’ come sarebbe successo col basket, perché era appunto quel tipo di sport di squadra che mi piace un sacco.”  Menzione d’onore anche per “Mila e Shiro” che, come afferma: “effettivamente, aiutava a sognare un po’”. “Ci tengo a dire che – continua Luna – all’inizio, siccome in nazionale juniores mi avevano dato il numero 1 di maglia, ho sempre cercato di tenerlo, fino al momento in cui – durante l’esperienza in Azerbaijan a Baku – sono stata costretta a scegliere un altro numero, e ho scelto quello di mia madre, il 7. Il numero uno, lo aveva già il capitano, la nostra “Anza”, Sara Anzanello”.
export_web_030Oggi, Luna, è uno dei migliori liberi in circolazione, ma non ha sempre giocato in questo ruolo. “Da piccolina facevo l’attaccante ricevitore, mi divertivo a giocare contro le mani del muro avversario! Penso che mi sarebbe piaciuto fare il palleggiatore, ruolo in cui c’è bisogno di essere molto empatici, ma non credo di aver mai avuto un tocco pulito. E poi, quando avevo 12 anni, Andrea Marselli – allenatore della Pantera Lucca, sua prima società, con un occhio in più da “Talent-Scout” – notò in me una predisposizione alla concentrazione e a muovermi bene in seconda linea e mi disse “secondo me devi fare il libero” e niente… a quel punto iniziai a sognare davvero”. Poi continua: “Le persone che erano le mie guide, quali gli insegnanti, i genitori o il mio allenatore, per me, davano dei buoni consigli e io li seguivo volentieri e quindi ho sposato questa sua idea sua che ha poi appunto funzionato”.
Una carriera da libero insomma, che l’ha portata a giocare ai massimi livelli, non solo in Italia, ma anche all’estero. Tra tutte queste esperienze ce ne è una che è rimasta nel cuore di Luna, sportivamente e umanamente parlando: l’esperienza a Baku, a 24 anni in un mondo che non è neanche comunità europea, diverso anche come cultura o anche solo per come si vive la pallavolo.  Un’esperienza, vissuta insieme a una persona speciale, il Capitano: Sara Anzanello. “Era veramente un esempio, – racconta Luna – oltre che essere l’unica altra Italiana in squadra”.  “Questa esperienza, – continua – mi ha aperto un mondo: è stata un po’ la chiave di volta.  Da ragazzina, gli allenatori, ti insegnano a fare bene il tuo ruolo, e il tuo lavoro; a difendere bene e ricevere bene ma non cosa volesse dire giocare di squadra, in un gruppo, insieme alle altre, il creare un’alchimia. Ecco, forse a Baku ho capito questo, e quando sono tornata in Italia, a Urbino, ho fatto una grande stagione ma, soprattutto, mi sono resa conto di quanto ero diversa nell’affrontare il campionato”.
Della vita di una pallavolista fanno parte sicuramente tanti momenti “UP”, ricchi di vittorie e traguardi raggiunti, ma anche momenti “DOWN”, in cui le cose magari non sono andate come si sperava. Abbiamo chiesto a Luna di raccontarci quali sono stati, secondo lei, i momenti degni di essere menzionati che ha vissuto in questi anni e in queste stagioni. “L’esperienza che più ho nel cuore è quella in Germania iniziata molto bene, con la vittoria della Supercoppa, e continuata poi con un momento di difficoltà: siamo uscite dalla coppa di Germania in semifinale, ma ci siamo molto strette e aiutate e siamo arrivate in fondo uccidendo i playoff e vincendo lo scudetto”. E’ proprio questa la vittoria che viene menzionata come la più bella e

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Foto SSC Palmberg Schwerin

significativa: “Credo che sia stata un’esperienza che non posso che tenere forte nel cuore. – racconta – per come sono fatta io, che non ho neanche i buchi alle orecchie e mi piace tenere il mio corpo così come è, ho pensato che forse sarebbe stata un’esperienza da tatuare”. Da tutto questo ne è stato tratto anche un importante insegnamento: mai mollare, anche quando le cose durante la stagione non vanno come sperato: “Vivere sulla propria pelle che non c’è mai da mollare te ne da ancor di più la certezza!”. Tra i momenti più belli e ricchi di orgoglio della sua carriera, sono sicuramente da annoverare anche l’oro europeo con la maglia della nazionale italiana, la Final-Four di Coppa Italia conquistata ai danni di Conegliano con Montichiari e la Supercoppa Italiana vinta con Piacenza.
Come detto poco prima, esistono anche momenti in cui la ruota non gira. Gli obiettivi sembrano allontanarsi sempre di più e la sicurezza inizia a vacillare. Fanno parte anche questi della vita di uno sportivo e in particolare, nella carriera di Luna sono due, quelli che si sente di menzionare: l’esperienza a Villa Cortese e quella, più recente in Romania. “Quella di Villa Cortese è stata una stagione in cui, è stato complicato giocare solo nel ruolo di ricezione: perché giochi soltanto quando gli altri stanno vincendo; se fai fatica un set, sei sempre in campo, se fai bene, invece, sei sempre fuori”. Una stagione da amaro in bocca, in cui la squadra perse la finale Scudetto, la Supercoppa, Coppa Italia riuscendo però ad approdare in Final-Four di Champions League: “Diciamo che è stata una stagione che ti lascia un po’ un amaro in bocca enorme e forse è anche per questo che Baku è stata cosi importante l’anno successivo”. Per quanto riguarda la stagione rumena, Luna racconta: “Ci sono andata a cuore aperto; quando vado in un paese straniero non vedo l’ora di conoscere cose nuove, però non tanto per la città, quanto per organizzazione del campionato e quasi totale assenza di pubblico nei palazzetti, mette molta tristezza. Ricordo un’intervista di Berruto – ricorda – in cui disse che “la bellezza intorno ci da quella spinta in più” e quando sei abituato al campionato italiano in certe situazioni fai un po’ fatica ad esprimerti come vorresti”.
Attualmente Luna è il libero della formazione che occupa il secondo posto nella massima serie francese, l’RC Cannes, dopo un girone di andata da record e con tanti obiettivi ancora nel mirino: “Al momento siamo a 12 vittorie su 12 gare in regular season… ottimo risultato direi ad una gara dal termine del girone di andata”. Tre i punti lasciati per strada nel campionato, dovuti ai tie-break raggiunti in altrettanti match.  Unico Neo, nella stagione fin qui disputata è l’uscita dalla coppa di Francia per mano di Mulhouse: “è una sconfitta che ancora brucia ma che ci fa credere ancora di più nel campionato anche perché generalmente – ci racconta scherzosamente un aneddoto al riguardo – chi vince la coppa nazionale di un paese di solito non vince anche lo scudetto”, insomma… incrociamo le dita!. Qualche sconfitta da registrare invece nella partecipazione alla Champions League, l’ultima pochi giorni fa contro Novara: “Non è stato possibile mettere in campo la nostra squadra titolare a causa di qualche problema fisico dei laterali. Loro in questo momento stanno facendo bene ovunque anche in campionato. Le prime tre squadre in Italia sono un po’al livello delle turche, anche come budget, ed è normale che sovrastino le altre, c’è poco da dire”.

METALLEGHE SANITARS MONTICHIARI - NORDMECCANICA PIACENZA
Foto LVF/Rubin

Bilancio super positivo insomma, 14 partite su 17 vinte nelle competizioni a cui partecipa, e l’obiettivo scudetto bene in vista davanti a sé per questa super stagione che si preannuncia avvincente e serrata fino alla fine: “Siamo anche un po’ stanche, stiamo giocando veramente ogni tre giorni, ma non ci interessa… è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare!”.
Venendo un po’ alle domande più “personali”, abbiamo chiesto alla nostra “ospite” se ha mai avuto una giocatrice tra le tante campionesse con cui ha giocato in tutti questi anni e la risposta, torna al ricordo di una persona davvero speciale per lei: “Sicuramente Sara Anzanello. Penso spesso a quanto le è successo poco tempo fa, in cui è venuta a mancare; ci ho vissuto un anno importante per me.  Lei era una con una grandissima esperienza: umile e sempre allegra.  Aveva una risata che mi ricorderò sempre… Mi sento di parlare di lei, – continua Luna – una persona con cui ho condiviso un anno davvero importante oltre che qualche divertentissima lezione di russo. Non avevamo lo stesso ruolo però era davvero un esempio non solo a livello di atleta ma anche come persona”.
Un’ultima curiosità, che ci svela Luna riguarda i suoi soprannomi che gli sono stati attribuiti durante i numerosi anni trascorsi insieme ad altrettante giocatrici: “Al Club Italia mi chiamavano Boss, forse perché ho avuto sempre questo carattere un po’ tosto o forse perché ero un po’un punto di riferimento per le mie compagne”. Quest’anno invece all’RC Cannes la chiamano Kocsis, soprannome coniato dal posto quattro Agnes Pallag: “mi ha chiesto cosa significasse Carocci in italiano e le ho risposto che potrebbe derivare dal termine “carroccio”.  In ungherese, colui che guida il carroccio, si chiama “Kocsis” e quindi spesso mi chiamano così che poi significa anche un po’ guida”. Ovunque ha giocato insomma, si può dire che sia diventata presto un punto di riferimento per le sue compagne più giovani, senza dubbio.
In pochi sanno che, oltre ad avere una brillante carriera sportiva, Luna affianca allo sport anche la sua carriera scolastica. Terminati gli esami universitari nell’estate 2018, con la media di 28.3/30, si sta dedicando ora alla tesi che la porterà presto alla laurea in Informazione Media e Pubblicità all’Università di Urbino: “A fine stagione, quando tante atlete si fermano e si riposano come è normale che sia, io per un mese e mezzo o due devo continuare a darci dentro con la testa.  Durante l’anno la priorità assoluta è chiaramente la pallavolo.”  Soprattutto dopo aver concluso la sua esperienza con la nazionale, lo studio per luna è diventato anche un aiuto a staccare la spina in tutte quelle situazioni di stress e di difficoltà che durante una stagione agonistica si possono verificare, ma non solo: “è sempre stata una cosa di cui sono andata orgogliosa; cresciuta un po’ con me. Sia mia nonna che i miei genitori mi hanno sempre detto di giocare ma anche di portare avanti il percorso scolastico. Sarà una soddisfazione enorme … perché sono una che vuole raggiungere un sacco di risultati. Il mio futuro dopo la pallavolo? Mi piacerebbe lavorare in ambito pubblicitario e in tale prospettiva è sempre meglio presentarsi con una laurea e qualche lingua piuttosto che a mani vuote.”
Con questa curiosità, concludiamo qui il nostro racconto, sperando di aver fatto conoscere qualcosa in più di una giocatrice già amatissima dai tifosi a cui ha lasciato moltissimo, ma soprattutto di una persona che tanto ha dato e che ancora darà alla pallavolo italiana e non solo, augurandole sicuramente di raggiungere tutti quei traguardi che sono li, ben saldi davanti a lei.

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