A tu per tu con… Benedetta Mambelli!

Rieccoci di nuovo online con il secondo appuntamento del 2020 di questa rubrica, ma soprattuto il secondo di questo periodo di quarantena! A rispondere alle nostre ormai 20294212_10211064542461820_2739431286672166939_nfamose, 12 domande, è un’altra giovanissima atleta, Benedetta Mambelli!
Schiacciatrice classe 1995, Benedetta, è attualmente in forze alla Volley Academy Sassuolo, società militante nel campionato nazionale di Serie A2. Nella sua carriera pallavolistica però,  si possono annoverare anche un trofeo e un’esperienza nella massima serie, con il Volley Bergamo con cui nella stagione sportiva 2015/16 vince la Coppa Italia di Categoria.
Pronti… Via! Come in ogni story che si rispetti, partiamo subito con le presentazioni e con l’intervista ma… (si, stavolta c’è un ma!) questa volta vogliamo cambiare un po’ il format che fino ad oggi ci ha caratterizzato:  abbiamo deciso di offrirvi le risposte di Benedetta così, come ci sono state date, nella loro spontaneità e semplicità in un format “Botta e Risposta” un po’ insolito ma che siamo sicuri potrà farvela conoscere nel migliore dei modi! Quindi…

Chi è “Benedetta Mambelli”? Come ti racconteresti, a uno sconosciuto, che ancora non ti conosce?

“Ciao! Piacere sono Benedetta. Probabilmente gli farei subito un grande sorriso per renderlo partecipe di uno dei segni distintivi della mia personalità, il sorridere appunto. Poi attenderei che mi sottoponesse qualche domanda, eviterei di parlare a sproposito perché rischierei di annoiarlo e di cadere nella banalità”.

  • Tre pregi e tre difetti che ti contraddistinguono?

“Tra i pregi il primo, nonché il più evidente, è l’essere solare. Poi, sincera e leale. Sono però molto (forse anche troppo) puntigliosa, permalosa e ripetitiva, soprattutto per ciò che mi fa ridere”.

Terminato con le presentazioni, è giunto il momento di iniziare con le domande più serie… insomma, come si dice? Ah si… “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!”. Anche con Benedetta, abbiamo voluto addentrarci un po’ sulla sua passione per la pallavolo, sulla sua carriera e su tutto quello che in questi anni ha caratterizzato, nel bene e nel male la sua attività pallavolistica!

  • Come è nata la tua passione per la pallavolo? È stato “amore a prima vista”?

“No, non è stato amore a prima vista. Come molte ragazze in adolescenza, i miei genitori mi hanno fatto testare diversi sport: ho iniziato con il pattinaggio in quanto mia madre, oltre ad essere una docente, si è da sempre dedicata alle coreografie acquisendo poi il titolo 72724417_1103685019837876_6809310944296960000_odi allenatrice della nazionale italiana di pattinaggio a rotelle. Volevo fare coppia, non singolo, ma difficilmente avrei trovato qualcuno che con i pattini raggiungeva la mia altezza, quindi ho optato per il tennis.
Non andavo male… ma ho scoperto di lì a breve che non sarebbe stata la mia vocazione. Ho provato poi con l’atletica, mi piacevano moltissimo le specialità di salto in alto, in lungo e ostacoli in cui ho vinto diverse gare.
Francamente pensavo potesse essere la mia strada perché ne ero molto coinvolta anche grazie agli allenatori che fin dall’inizio sono stati molto propositivi nei miei confronti. In contemporanea ho voluto togliermi la curiosità di provare anche uno sport di squadra e devo dire che se tornassi indietro ripeterei la stessa scelta. Penso che la decisione di intraprendere la strada della pallavolo sia stata dettata dalla voglia di colmare una parte di me che gli altri sport non mi avevano dato: un supporto continuo che solo lo sport di squadra è in grado di concederti. Dove non ci sei tu, arrivano le altre di cui impari a fidarti giorno dopo giorno. E’ un gioco altruista e mi piace soprattutto per questo!”

  • Ti abbiamo conosciuta sempre nel tuo ruolo di Schiacciatrice. Ti è stato cucito addosso oppure è stata una tua scelta fin dagli inizi?

“Come molti sanno, all’inizio, non ti viene assegnato un ruolo specifico ma ti fanno ruotare con tutte le altre per poi capire, dopo vari tentativi, quale sia il tuo posto nel mondo. Scherzi a parte, era abbastanza evidente che non sarei potuta essere né un libero, per l’altezza, né tantomeno un palleggiatore, per la precisione in palleggio.
Di conseguenza restavano il “posto 4” o il “posto 2″, il centrale non mi piaceva. Attaccare era un gesto liberatorio e ricevere una sfida con me stessa: il posto 4 era il mio! Quindi è stata una scelta condivisa.”

  • Hai giocato in diverse squadre negli anni, tra cui una stagione in A1 con Bergamo. Quale è l’esperienza più importante e significativa per te?

“A Bergamo devo tanto. E’ uno dei ricordi pallavolistici più vividi che ho. Mi ha lasciato tanto sia dal punto di vista umano che tecnico. Sono state due stagioni ricche di emozioni, 12232886_10208114769936321_4013661350305738421_otra cui la vittoria in Coppa Italia, che porto da sempre con me. Le racconto con malinconia e una punta di fierezza, sono sincera!”.

  • Come è stato il tuo debutto in serie A1?

“Ho battuto sotto la rete. Ecco com’è stato. Bello vero? L’emozione ha giocato a sfavore me ne rendo conto ma mi sono ripresa negli ingressi in campo successivi. A parte questo, è stata colpa del Pala Norda (attuale Pala Agnelli) che era sovraffollato…non ero abituata a così tanti occhi puntati addosso. Una colpa che poi è stata motivo di brividi ogni volta che si tornava sul taraflex per il match ufficiale”.

  • Come vedi, nella tua carriera, un’eventuale esperienza all’estero?

“Penso che potrebbe essere un’esperienza di tutto rispetto e piena di novità, un valore aggiunto nella mia vita. In vista del fatto che mi sono da poco laureata per la seconda volta, vorrei poter sfruttare questi titoli qui in Italia senza allontanarmi dal campo sportivo. Quindi resto volentieri “nella patria della pizza e della pasta”!

  • Quale è la vittoria più bella  in ambito sportivo durante tutta la tua carriera ? Che cosa è significata per te?

“Il premio come miglior attaccante alle finali nazionali, quando ero giovane giovane! Ad oggi però ti dico che la vittoria in Coppa Italia con la Foppa è stata la prima,  quindi come scordarsela! Quella più significativa è stata quella di A2 vinta con Sassuolo. Quell’anno mi 12967266_10209219487913580_6024880248720821101_osono rotta il ginocchio, e non una parte ma quasi tutto, e vedere un campionato intero da fuori è stato massacrante. Soprattutto perché in quella stagione ho conosciuto ragazze che mi hanno dato una forza estrema per rialzarmi e credere che di lì ad un anno sarei rientrata. E avevano ragione!
Tutte sono state fondamentali ma faccio i nomi di alcune che sono state essenziali: Martina Bordignon, Claudia Provaroni, Carolina Zardo e Dayana Kosareva. Grazie ancora a distanza di un anno e mezzo!
Vederle trionfare in campo è stato motivo di orgoglio. La mia squadra era campione d’Italia. Wow!”

  • Nella carriera di uno sportivo ci sono sicuramente momenti “Up” e momenti “Down”. C’è un momento, durante il tuo percorso, che ti ha lasciato un po’ di amaro in bocca? E, al contrario, un momento o un aneddoto che ricordi con particolare piacere?

“Sì, il momento più “down” che ricordo è stato quello della mancata convocazione con la nazionale per l’esperienza a Baku a causa di uno strappo al retto femorale. Allenamenti di un’estate, borsone, divisa, tutto quanto pronto e niente … non mi è rimasto che fare un in bocca al lupo e tornarmene a casa. Chiaramente la vita va avanti e bisogna farsene una ragione però è stato uno schiaffo in faccia non indifferente.
Nella mia carriera ho avuto il piacere di incontrare un allenatore su cui attualmente so di poter far affidamento: Ettore Guidetti.
Mi ha insegnato molto e mi ha capita fin dal primo momento. Ad ogni allenamento era solito riportare su una lavagna una frase indicativa, obiettivo della giornata. Su tutte, ricordo questa: “i
l tempo è galantuomo, restituisce tutto a tutti. Regola numero uno? Avere pazienza”. Dovrei ricordarmelo più spesso!”

  • Quale è il tuo rapporto coi tifosi? 

“Sono persone da stimare perché ci mettono tutto il cuore e forse di più. Se mi fermano per IMG_7456fare due chiacchiere o per una semplice foto ne sono molto felice, vuol dire che qualcosa di positivo e costruttivo riesco a trasmetterlo.”

Tranquilli, non ci siamo dimenticati delle nostre “Domande Bonus” ! Anche la nostra ospite, Benedetta, non ha potuto esimersi dallo svelarci il suo soprannome dentro lo spogliatoio! inoltre, le abbiamo chiesto quale sia stata, tra tutte le sue colleghe “più grandi” quella più importante per lei. Sapete cosa ci ha risposto? continuate a leggere!

  • Sicuramente, in tutte le squadre in cui avrai giocato, ti avranno coniato un soprannome ad hoc. Hai voglia di svelarci quale e di spiegarci anche il perché?

“Di base sono Benny, molto semplicemente. Classico, breve e diretto. C’è chi però si è divertito a chiamarmi con il cognome, Mambelli, per poi storpiarlo con Mambels, Mamba, Mambo o Black Mamba (un onore ora e allora).
Alle persone piace essere estrose e lo apprezzo molto per cui, a meno che non urtasse eccessivamente il mio gusto, andava benissimo quel che a loro veniva in mente!
“.

  • Hai avuto la possibilità di giocare con tantissime giocatrici di livello. Ce ne è una in particolare che ti ha lasciato qualcosa di speciale per la tua esperienza?

“Vero, è stato un onore potersi confrontare con molte di loro. E devo dire la verità: sono stata fortunata ad aver incontrato giocatrici che oltre ad essere di altissimo livello, sono persone molto umili.
Questo è stato un grandissimo esempio, ancora prima del lato tecnico. Su due piedi ti dico Jelena Blagojevic, Eleonora Lo Bianco ed Enrica Merlo”!

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Eccoci giunti al termine di questa intervista. Uno stile ed un format diverso, da quello che fino ad ora abbiamo utilizzato, ma che speriamo abbia contribuito anche questa volta a farvi conoscere questa giovane ragazza. un mix tra simpatia e semplicità, ma con la forza di rialzarsi dopo ogni caduta!
Terminiamo quindi, con un semplice… “Grazie Benny!”

 

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